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venerdì 16 dicembre 2011

Verbi a coniugazione mista

Alcuni verbi, come capio (prendere), nei tempi derivati dal presente seguono la III o la IV coniugazione: perciò si chiamano verbi a coniugazione mista.
L’INDICATIVO
PRESENTE ATTIVO
PRESENTE PASSIVO
Cap- io
Cap- ior
Cap- is
Cap- eris
Cap- it
Cap- itur
Cap- imus
Cap- imur
Cap- itis
Cap- imini
Cap- iunt
Cap- iuntur

IMPERFETTO ATTIVO
IMPERFETTO PASSIVO
Cap- iebam
Cap- iebar
Cap- iebas
Cap- iebaris
Cap- iebat
Cap- iebatur
Cap- iebamus
Cap- iebamur
Cap- iebatis
Cap- iebamini
Cap- iebant
Cap- iebantur

FUTURO SEMPLICE ATTIVO
FUTURO SEMPLICE PASSIVO
Cap- iam
Cap- iar
Cap- ies
Cap- ieris
Cap- iet
Cap- ietur
Cap- iemus
Cap- iemur
Cap- ietis
Cap- iemini
Cap- ient
Cap- ientur

IL CONGIUNTIVO
PRESENTE ATTIVO
PRESENTE PASSIVO
Cap- iam
Cap- iar
Cap- ias
Cap- iaris
Cap- iat
Cap- iatur
Cap- iamus
Cap- iamur
Cap- iatis
Cap- iamini
Cap- iant
Cap- iantur

IMPERFETTO ATTIVO
IMPERFETTO PASSIVO
Cap- erem
Cap- erer
Cap- eres
Cap- ereris
Cap- eret
Cap- eretur
Cap- eremus
Cap- eremur
Cap- eretis
Cap- eremini
Cap- erent
Cap- erentur

L’IMPERATIVO
PRESENTE ATTIVO
FUTURO ATTIVO
Cap- e
Cap- ito
Cap- ite
Cap- ito

Cap- itote

Cap- iunto

L’INFINITO PRESENTE
PRESENTE ATTIVO
PRESENTE PASSIVO
Cap- ere
Cap- i

IL PARTICIPIO PRESENTE
PRESENTE ATTIVO
Cap- iens

I principali verbi in –io di forma attiva sono:
capio, is, cepi, captum, ere (prendere)                            iacio, is, ieci, iactum, ere (gettare)
cupio, is, ivi, itum, ere (desiderare)                                pario, is, peperi, partum, ere (partorire)
facio, is, feci, factum, facere (fare)                                 quatio, is, quassi, quassum, ere (scuotere)
fodio, is, i, fossum, fodere (scavare)                               rapio, is, ui, raptus, ere (rapire)
fugio, is, i, (fugiturus), ere (fuggire)

Cosa nostra (mafia siciliana)

« La mafia non è affatto invincibile. È un fatto umano e come tutti i fatti umani ha un inizio, e avrà anche una fine. Piuttosto bisogna rendersi conto che è un fenomeno terribilmente serio e molto grave e che si può vincere non pretendendo eroismo da inermi cittadini, ma impegnando in questa battaglia tutte le forze migliori delle istituzioni. » (Giovanni Falcone)


Il termine “mafia” sembra sia di origine araba e che abbia
il significato di “protezione, garanzia”.
Oggi, tale termine, indica l’insieme delle organizzazioni criminali rette dalla legge della segretezza e dell’omertà, che ricorrono a intimidazioni, estorsioni, sequestri di persona ed omicidi al servizio di interessi economici privati.
E’ risaputo da sempre che la mafia siciliana (o “Cosa nostra”) è tradizionalmente quella più potente in Italia, probabilmente grazie alla sua struttura piramidale, caratterizzata da una rigidissima gerarchia e da un’articolazione in numerose cosche territoriale, la sua enorme capacità di penetrazione nei gangli vitali della società civile, sia a livello centrale che periferico, la spietatezza delle sue “esecuzioni” e la ferocia con cui controlla tutte le attività lecite e illecite.
La strategia criminosa di Cosa nostra è duplice: da una parte cerca di garantirsi il controllo del territorio, attraverso una imposizione fiscale alle attività commerciali e industriali della zona (il pizzo o racket) e l’immediata punizione di chiunque osi contravvenire alle disposizioni che essa dirama, dall'altra cerca di corrompere i funzionari statali attraverso l'offerta di denaro e voti per ottenere l'impunità. Tutto questo garantisce ai mafiosi la possibilità di affrontare qualunque nemico, da una posizione di forza, sicuri di avere in ogni caso un rifugio protetto e degli “amici” a cui ricorrere, sfruttando perfino le forze dello Stato stesso.

LA STRUTTURA
Le conoscenze sull'organizzazione interna della mafia siciliana si debbono a Giovanni Falcone[1] (1939-1992), il primo magistrato italiano che ha affrontato sul serio e con successo la mafia.
Nella sua opera spiega che l'organizzazione di Cosa Nostra è formata da mafiosi che si definiscono “uomini d'onore” e che la sua struttura è piramidale. Ogni famiglia è governata da un capo-famiglia, assistito dal sottocapo e da tre consiglieri. La famiglia si divide in gruppi detti “decine” (formate da dieci uomini), ciascuna gestita da un capo-decina.   Tre famiglie confinanti formano un “mandamento”, il cui rappresentante è il capo-mandamento, che almeno fino a un certo punto, non fu capo di una delle famiglie, per evitare che favorisse la famiglia di appartenenza. I vari capi-mandamento si riuniscono in una commissione o “cupola provinciale” presieduta da un segretario, di cui la più importante e antica è quella di Palermo (Sicilia). Quando l’organizzazione delle famiglie mafiose mise radici in tutta l'isola si è dovuta creare una cupola regionale detta “interprovinciale”, alla quale partecipavano tutti i rappresentati delle varie provincie e dove il titolo di segretario era tenuto dal capo della cupola provinciale più potente, cioè quella di Palermo.

LA STORIA
“Cosa nostra” nacque nei primi anni del XIX secolo dal ceto sociale dei “massari o gabellieri”, fattori che gestivano quotidianamente, tramite la violenza, i terreni dei baroni (nobiltà siciliana) e i braccianti che vi lavoravano. Questi gruppi  vennero definiti sette o cosche: il primo documento storico in cui viene nominata una cosca mafiosa risale al 1837, scritto dal procuratore generale di Trapani circa la corruzione di alcuni impiegati pubblici.
L’Unità d’Italia causò l’integrazione del sistema economico del resto della penisola in Sicilia, abituata fino ad allora al latifondismo[2]. Di conseguenza i grossi latifondisti dell'isola dovettero affidarsi all'aiuto di qualcuno che garantisse loro un controllo sulle proprietà. Ecco perché la Mafia fu favorita dal Risorgimento italiano.
I primi attacchi al potere mafioso furono sferrati da Benito Mussolini, che nel 1925 inviò in Sicilia Cesare Mori (1871-1942), con l'incarico di sradicare la mafia con qualsiasi mezzo: difatti molti finirono in carcere anche senza prove, come Don Vito Cascio Ferro (1862-1943).
Non sentendosi più al sicuro, alcuni capimafia emigrarono negli USA, altri entrarono nel partito fascista. Mori fu il primo investigatore italiano a dimostrare che la mafia può essere sconfitta con una lotta senza quartiere, come sosterrà successivamente anche Giovanni Falcone (citato prima).
Dopo la seconda guerra mondiale ci fu una riduzione del peso economico dell'agricoltura a favore del commercio e del terziario pubblico, e in Sicilia l’amministrazione pubblica divenne l'ente economico più importante. Perciò Cosa nostra dovette concentrarsi in tale settore e per riuscirci dovette stringere i rapporti con il partito di maggior importanza in Italia: la Democrazia Cristiana. Da questo patto la mafia traeva guadagni nella gestione, data grazie ad appalti truccati, alla riscossione delle tasse per conto dello stato e all’immunità. La DC come partito ci guadagnava perché Cosa Nostra, per via del controllo sul territorio, era in grado di indirizzare grandi quantità di voti dove voleva.
È ovvio quindi che di mafia, fino alla fine degli anni '70, quando questa situazione iniziò a cambiare, lo stato non voleva che si parlasse.
Negli anni ’60, definiti gli anni del “boom” economico, una nuova mafia, trasferitasi dalle campagne in città per il controllo diretto dell’edilizia e degli appalti pubblici, più spietata e sbrigativa di quella tradizionale, cominciò a competere con la mafia “storica” il controllo del territorio, prima a colpi di lupara (il fucile tradizionalmente usato dai “picciotti”) e poi a raffiche di mitra e utilizzando automobili cariche di tritolo (in seguito queste due tipologie mafiose si scontreranno nella seconda guerra mafiosa).
La prima guerra di mafia fu scatenata da una truffa a proposito di un carico di eroina dall’Egitto finanziato dalle famiglie La Barbera e Greco. Fu inviato un uomo d'onore a controllare che venisse spedita senza intoppi verso New York. Ma i mafiosi di Brooklyn che ricevettero la droga scoprirono che i pacchetti non contenevano la quantità pattuita e convocarono una riunione della Commissione per decidere sul caso. Di Pisa fu assolto dall'accusa di aver sottratto una parte dell'eroina e i La Barbera, non contenti del giudizio emesso, lo ammazzarono nel 1962.
Quindi nel gennaio 1963, cominciò la guerra. Dopo la morte di vari esponenti delle famiglie partecipanti, la guerra finì nel 1969.
Agli inizi degli anni ’70 si passò dallo spaccio di sigarette a quello di stupefacenti perché più redditizio; in tal modo la  vecchia struttura di comando si indebolì e nel 1978 scoppiò una guerra interna alla mafia (seconda guerra di mafia).
Questa vedeva la mafia storica, composta principalmente dalle famiglie affiliate ai Bontade, ai Badalamenti e ai Buscetta, non favorevole allo spaccio della droga, contro quelle affiliate ai Corleone, favorevoli invece allo spaccio della droga e famosi nel dimostrare il proprio potere attraverso una serie di omicidi verso chiunque fosse un ostacolo. Forse per questo vinse la guerra).
Fu un massacro perché in due anni, morirono circa mille uomini.
Sono passati anni ma poco è cambiato: infatti oggi la mafia addotta la strategia dell’inabissamento, ossia non da prova della sua esistenza in pubblico.
Ciò non significa che essa non esista, anzi, continua ad avere contatti con funzionari politici corrotti ed ad avere in pugno la vita di molta gente.
Purtroppo fino ad oggi non c’è stato neanche un governo intento a limitare tali soprusi, sia che sia di destra che di sinistra. L’unica a tornare alla mente è probabilmente l’inchiesta parlamentare sulla mafia del 1963, che non produsse però alcun risultato.



[1]Assassinato insieme alla moglie e alla scorta dalla mafia, è considerato un eroe italian, come Paolo Borsellino, di cui fu amico e  collega.
[2] Sistema economico basato sul latifondo, ossia un terreno agricolo di grandi dimensioni, solitamente mal coltivato ed adibito a colture estensive spesso alternate al pascolo. La caratteristica principale del latifondo è l'assenza del proprietario.

La riforma protestante e Martin Lutero - Ricerca semplice

La riforma protestante fu un movimento religioso che ha interessato la Chiesa cattolica nel ‘500 e che portò alla nascita del protestantesimo. Prese vita in Germania con il monaco Martin Lutero, ma in seguito ebbe molte correnti in tutto il mondo.
Lutero affisse le sue 95 tesi sulla porta della Cattedrale di Wittenberg, mercoledì 31 ottobre 1517.
Le cause 
Lutero affisse le tesi come forma di protesta contro la Chiesa. Le cause della Riforma sono molteplici:
·         Tra le cause maggiori vi fu la posizione di Lutero rispetto all'organizzazione ecclesiastica nella diffusione della parola di Dio: le messe all'epoca erano celebrate in latino ed era difficile poter leggere direttamente la Bibbia dato che questa non era tradotta nella lingua volgare e quindi solo poche persone dotte potevano accostarsi alla lettura delle sacre scritture. Lutero - che era invece favorevole ad un diretto avvicinamento di tutti i fedeli alla Bibbia - nella lettura delle Scritture ravvisò anche molte contraddizioni tra l'operato del clero cattolico e la stessa dottrina cristiana. Sostenendo che la Bibbia era un libro destinato all'uomo e che ogni individuo aveva il diritto di leggerla direttamente, senza l'intermediazione della cerchia ristretta del clero, tradusse la Bibbia in tedesco e, grazie alla precedente invenzione della stampa a caratteri mobili, del tedesco Johann Gutenberg nel 1455, ne curò l'edizione in molte copie per la successiva diffusione in Germania.
·         La Chiesa possedeva vasti territori e riscuoteva decime (tassa sui territori coltivati). Lutero propose di rendere ereditarie queste terre in modo che fossero i nobili laici ad averne possesso.
·         A tutto questo si intrecciò il fattore politico. Il Sacro Romano Impero era un organismo complesso, costituito dall'imperatore, al tempo Carlo V, che doveva regnare con il consenso dei principi e dei feudatari. La religione divenne un importante elemento in questo equilibrio precario, a sua volta in relazione con il papato, con le altre monarchie europee e minacciato dalla Turchia nelle frontiere sud orientali.
Le conseguenze
Il luteranesimo prevede un diverso approccio delle Sacre Scritture rispetto alla Chiesa Cattolica, nel senso che le dottrine della Chiesa devono essere verificate dalla Bibbia.
Altro punto della Riforma Protestante era la lettura diretta delle Sacre Scritture. Lutero notava che al suo tempo i preti non erano preparati dal punto di vista teologico e molti di essi si limitavano a recitare, non senza imperfezioni, frasi in latino. Al popolo non era permesso leggere la Bibbia, essendo questa letta in latino dal sacerdote e da quest'ultimo spiegata ad essi. Lutero provvide a tradurre la Bibbia dall'ebraico e dal greco al tedesco. Sebbene non fu il primo (esistevano numerose traduzioni cattoliche in tedesco prima di Lutero), la sua versione della Bibbia fu la più importante in lingua tedesca.
La Riforma negò che ci potessero essere altri intermediari tra l'uomo e Dio al di fuori di Gesù Cristo. Ne consegue il rifiuto dell'invocazione dei Santi, di Maria, e del ruolo intercessore della chiesa. La riforma nega che il cristianesimo possa avere come capo una persona, avendo come unico capo Gesù Cristo. L'organizzazione delle chiese luterane era basata su tre modalità: quella episcopale, quella presbiterio-sinodale, in cui il principe rivestiva il ruolo di episcopo nel suo territorio.
Le dottrine della chiesa devono essere verificate dalle Sacre Scritture: non sono più necessari intermediari per la salvezza, viene quindi ridimensionata la gerarchia ecclesiastica. Restano come sacramenti il battesimo, l'eucarestia, nella quale si riafferma la presenza reale ma si nega (o si riduce ad opinione privata) la transultazione, in favore della consustaziazione, viene mantenuta parzialmente anche la confessione. Gli altri sacramenti tradizionali, come il matrimonio o l'ordine sacro non sono aboliti ma considerati riti ecclesiastici.
Martin Lutero
Martin Lutero nasce a Eisleben, in Germania, il 10 novembre 1483. Di origini contadine, studiò inizialmente a Magdeburgo dove conobbe le tematiche della devotio moderna.
Nel 1501 studia all'Università di Erfurt, dedicandosi alle arti liberali, e nel 1505 consegue il titolo di magister artium. Spinto da una forte vocazione a farsi monaco, entra nel convento agostiniano di Erfurt, dove nel 1507 viene ordinato sacerdote. Nel 1512, trasferito al convento di Wittenberg, vi consegue il dottorato in teologia, e, l'anno dopo, tiene corsi di esegesi biblica all'università. Nel 1517 rende pubbliche a Wittenberg 95 tesi contro la vendita delle indulgenze, che ebbero vasta diffusione e suscitarono reazioni contrastanti. Nel 1518 viene prima chiamato a Roma a discolparsi e poi dichiarato eretico. Nel 1520 il papa emanò la bolla Exurge domine, con cui condannava 41 proposizioni di Lutero, il quale rispose con un opuscolo durissimo, nel quale definiva il papa Anticristo. Nel 1521 venne scomunicato e bandito dall'impero. Iniziò allora la traduzione tedesca della Bibbia, che la rese accessibile a vaste cerchie popolari. La rapida diffusione del suo messaggio gli impose, negli anni successivi, di occuparsi di questione organizzative, avvalendosi anche di collaboratori come Filippo Melantone.
Muore a Eisleben il 18 febbraio 1546.