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lunedì 26 marzo 2012

Storia - I Normanni


La storia
Normanni (da Northmen = “uomini del Nord”), erano popolazioni di origine germanica insediate in Danimarca, in Norvegia e in Svezia. Vengono chiamati anche “Vichinghi”, anche se tal termine indicava i pirati abitanti le coste.
Si dedicarono alle scorrerie a partire dall'inizio del IX secolo spostandosi con le drakkar (= dragoni), leggere navi senza ponte e senza remi: con queste saccheggiarono le coste francesi, inglesi, iberiche, italiane (ricordiamo le razzie a Luni e Fiesole) e delle isole del Mediterraneo.
Dopo essersi stanziati in Francia, si convertirono al cristianesimo e si dedicarono all’agricoltura.
Ottimi guerrieri, specializzati nel combattimento a cavallo, utilizzavano principalmente la spada, indossavano un camicione in maglia di ferro (l’usbergo), progressivamente scomparso con l'avvento dell'armatura a lamine, e un grande scudo a forma di mandorla. Venivano richiesti come mercenari anche dall'Impero bizantino.
Con le conquiste ovviamente questo popolo si insediò in varie zone dell’Europa.
In Normandia
Nel 911Carlo il Semplice, re di Francia, concesse agli invasori guidati dal principe norvegese Rollone (in norvegese Hrolf) una piccola porzione di territorio lungo il basso corso del fiume Senna, che andò poi espandendosi, diventando il ducato di Normandia. La loro cultura si mescolò con quella dei Franchi e così si convertirono al cristianesimo (in cui centro fu Rouen), adottarono la lingua galloromanza e nell’XI secolo assimilarono il sistema feudale.
Poiché i guerrieri normanni non potevano vantare, a differenza dei Franchi, di antenati nobili, essi divennero combattenti di professione al fine di ricevere come riconoscenza ricchezze e terre.
In Inghilterra
Mentre in Francia parte dei Normanni si mescolava con i Franchi, i pirati vichinghi avevano i litorali inglesi, devastato i porti affacciati sulla Manica e preso possesso di vari regni tranne quello del Wessex di Alfredo il Grande (871-878).
Emma, figlia del duca di Normandia Riccardo I, sposò il re inglese Etelredo II (Ethelred II) che fu però cacciato nel 1013 da Sven di Danimarca. Lui e la sua famiglia furono costretti a rimanere in Normandia anche dopo l’unificazione dell’Inghilterra da parte di Canuto il Grande.
Solo nel 1041 Edoardo il Confessore tornò in Inghilterra portando con sé combattenti  e la cultura normanna e assoldò anche un piccolo numero di Normanni per addestrare e stabilire una forza militare di cavalleria inglese. Nominò Robert di Jumièges arcivescovo di Canterbury, e Ralph il Timido conte di Hereford. Invitò suo cognato alla sua corte nel 1051: ciò provocò il più grande dei primi conflitti fra Sassoni e Normanni.
Nel 1066 successe a Edoardo (che non aveva discendenti) il duca Guglielmo di Normandia (in seguito detto “il Conquistatore”). Costui attraversò la Manica per far valere i propri diritti e depose il re Aroldo II, uccidendolo nella battaglia di Hastings per poi essere incoronato re dall’arcivescovo di York. Nei suoi 20 anni di regno Guglielmo trapiantò in Inghilterra il modello feudale francese (definito giogo normanno) e fece costruire circa ottanta castelli per feudatari.
Nel 1086 fece fare il “Grande Libro del Catasto d'Inghilterra”, in cui si registravano i beni della gente del regno. Redatto in una lingua latina ricca di termini anglosassoni, è uno dei documenti dell'epoca più importanti a livello storico, sociale, economico e politico della zona.
I Normanni e gli Anglosassoni si andarono via via sempre più mescolando finché le due lingue non si fusero per formare “l’antenato” dell’inglese.
In Galles
I Normanni, sotto Robert Fitzhamon, occuparono il Glamorgan (contea marittima del Galles) nel 1093. Nel 1167 salì al trono del Galles Riccardo di Clare, conte di Pembroke.
In Scozia
Re Malcolm Canmore di Scozia sposò la sorella di un rivale di Guglielmo il Conquistatore ed entrò così in conflitto col re normanno, che stava già minacciando e mettendo in discussione la sicurezza dei confini scozzesi del sud. Guglielmo riuscì a battere la flotta scozzese nel 1072.
I Normanni penetrarono in Scozia, costruendo castelli e dando inizio ad una serie di nobili famiglie da cui discesero alcuni futuri sovrani come Robert Bruce o i fondatori di clan scozzesi delle Highland. Re David I giocò un ruolo importante nell'introduzione dei Normanni e della cultura normanna in Scozia, avendo passato del tempo alla corte di Enrico I d'Inghilterra, che era sposato con la sorella di David, Maud di Scozia. Il processo continuò sotto i successori di David. Il sistema feudale normanno fu applicato anche alle pianure scozzesi, mentre l'influenza sulla lingua fu limitata.
In Irlanda
Durante il X secolo i Normanni si insediarono nella parte orientale dell’Irlanda (in seguito fu chaimata “Pale”): qui mescolarono la propria lingua e cultura con le popolazioni locali e costruirono molti castelli e insediamento come quelli di Trim e Dublino.
In Spagna
Dal XI al XII secolo, un gran numero di Normanni partecipò alla Reconquista[1]. Il primo fu Ruggero di Tosny (morto nel 1040), detto "Le Mangeur de Maures" ("Il Mangiatore di Mori"), attivo in Catalogna intorno al 1020.
Nel 1064, il re di Aragona Sancho Ramírez, alleatosi al conte Ermengardo III di Urgell, e con l'aiuto di una banda di Normanni comandati da Guglielmo di Montreuil, riuscì a catturare la capitale della taifa di Saragozza, la città fortificata di Barbastro.
Nel 1129, il condottiero Roberto Burdet, divenne Principe di Tarragona.
In Italia
Normanni in Italia meridionale
Dal 1000 al 1016 gruppi di Normanni si insediarono nel sud Italia dove offrirono protezione ai pellegrini diretti ai santuari di San Michele Arcangelo e di Sant’ Angelo. Successivamente furono ingaggiati come mercenari nella difesa delle città costiere dagli attacchi dei saraceni  in Puglia. Un gruppo di Normanni con almeno cinque fratelli della famiglia Drengot combatte i Bizantini in Puglia sotto il comando di Melo che morirà nel 1022 a Bamberga in Germania. Viene eletto, così, a capo dei Normanni Rainulfo Drengot che, partendo da un palazzo-castello che occupa nell'antico borgo Sancte Paulum at Averze, fonda la città di Aversa che diviene ben presto il punto di riferimento di tutti i Normanni che vengono in Italia, come gli Altavilla guidati da Guglielmo “braccio di ferro”.
Nel 1053 l’esercito pontificio fu sconfitto nella battaglia di San Paolo di Civitate: il Papa fu catturato, e così Benevento rimase un'isola pontificia in terra normanna.
La capitale del ducato di Puglia e Calabria fu Melfi, ma fu poi spostata a Salerno ed infine a Palermo. Nella neocapitale si tennero cinque concili tra il 1059 e il 1101: nel primo, indetto da Niccolò II, Roberto il Guiscardo degli Altavilla strinse un patto di fedeltà col pontefice (Concordato di Melfi) che gli conferì il titolo di duca di Puglia e di Calabria, parte della Campania e della Sicilia (in mano araba).
Il nuovo duca rese l'abazia della Santissima Trinità di Venosa il sacrario degli Altavilla e fece portare, all'interno, le salme dei suoi fratelli Guglielmo "Braccio di Ferro", Umfredo e Drogone, per poi essere seppellito lui stesso in questo luogo. I Normanni riuscirono ben presto a cacciare dal Meridione la presenza bizantina e conquistarono Reggio Calabria.
Avendo dalla propria parte il papa, che era in contrasto con i Bizantini, i Normanni divennero nemici di quest’ultimi: ci fu il tentativo non riuscito di conquista dell’Epiro (1081-1085).
Normanni in Sicilia
Nel 1061 Ruggero Bosso d'Altavilla (in seguito Ruggero I), fratello di Roberto, sbarcato a Messina invase l’isola riuscendo nel 1072 ad arrivare a Palermo, che divenne la capitale del Regno normanno di Sicilia.
Nel 1130 successe a Ruggero I il figlio Ruggero II, nominato re di Sicilia e duca di Puglia e di Calabria. Egli conquistò nel 1137 il Ducato di Napoli.
Nel 1140, con le Assise di Ariano, conferì al suo regno un'organizzazione feudale rigidamente gerarchica e strettamente legata alla persona del sovrano, con una struttura statale all'avanguardia ed efficiente per l'Europa medievale (venne unificato alla Sardegna nel 1860 col nome di “Regno delle due Sicilie).
Gli succedettero Guglielmo I (1154 - 1166) e Guglielmo II detto “il Buono”  (1166 - 1189), che non lasciando eredi, costrinse la corte a incoronare nel 1189 Tancredi, figlio illegittimo di Ruggero III di Puglia.
Nel 1194, alla morte di Tancredi, Enrico VI di Svevia conquistò il regno normanno di Sicilia dopo aver sposato Costanza d’Altavilla, figlia di Ruggero II, e lo annetté al Sacro Romano Impero.
In Terrasanta
Nel 1088 Boemondo, figlio di Roberto il Guiscardo, era diventato duca di Taranto e così i Normanni furono facilitati nel conquistare anche la ricca città di Antiochia nel corso della prima crociata, creando una sorta di variegato "Impero" che andava dall'Inghilterra alla Terrasanta, privo di una qualsiasi unità familiare o istituzionale, ma figlio della medesima spinta espansiva del popolo scandinavo.
In America
Secondo la letteratura nordica, Bjarni Herjolfsson e i suoi seguaci salparono dall’Islanda alla volta della Groelandia nel 986. Strada facendo smarrirono la rotta e per tre volte avvistarono terra, ma non sbarcarono. La prima volta videro la costa folta di alberi, e così anche la seconda; ma la terza volta videro un’isola rocciosa su cui si distinguevano dei ghiacciai.
L’organizzazione sociale
Prima che i Normanni si riversassero in Europa, l’organizzazione sociale si presentava in questo modo

Con lo sviluppo della cultura nordica, comparve il Thing , simbolo del progresso legislativo e sociale. Si trattava di una assemblea pubblica a cui tutti i cittadini partecipavano e si teneva in vallate (i più famosi erano furono quelli in Islanda e in Thingvellir).
In particolare venivano giudicati anche i colpevoli di crimini contro la società secondo il codice runico. Il popolo che partecipava al Thing si divideva tra accusa e difesa e faceva il tifo per la parte sostenuta; si passava poi alla votazione ed il verdetto dipendeva da dove si schierava la maggioranza.
Tuttavia il Thing non aveva la forza di far rispettare il verdetto, si trattava solo di un sostegno morale. Appare chiaro che un uomo era ritenuto colpevole o innocente in funzione delle persone che lo sostenevano. Dunque, più peso sociale aveva, più uomini si schieravano dalla sua parte. Si trattava di una democrazia subordinata alla struttura sociale.
La società vichinga si basava sul concetto della centena(estensione del terreno di circa 100 hugen, cioè 3.000 iugeri). Una centena svedese, ad esempio, comprendeva 12 villaggi. La centena era retta dall’hersir, capo politico-amministrativo incaricato del popolo attraverso il Thing.
L’unità immediatamente superiore raggruppava varie centene. Si trattava dello jarl, termine che significa "uomo di prestigio" che designava i capi dei piccoli reami che dal principio segnavano la civiltà runica, i cui rappresentanti erano i comandanti delle temibili truppe nordiche.
Nel corso del tempo i piccoli reami lasciano il posto ad un’unità nazionale. I funzionari popolari sono sostituiti da agenti reali. Le figure dell’hersir e dello jarl scomparvero, mentre rimane il ruolo della centena.
Si giunse così all’unità dei tre paesi runici:
·         Norvegia nel 872
·         Danimarca nel 950
·         Svezia nel 970
Anche l’Islanda passò da una forma di governo repubblicana ad una oligarchica, sempre di più sotto il controllo di un’aristocrazia locale.
L’elemento fondamentale della società runica era la “Sippe”. Questo termine richiamava il concetto di famiglia, di comunità. Era tale mini-assemblea a stabilire le regole a cui ogni membro doveva sottostare. Tipico era il caso dei matrimoni, considerati come veri e propri contratti stipulati ad interesse delle famiglie. In tutte le cose che riguardavano la comunità si considerava l’aspetto pratico, finalizzato alla sopravvivenza degli individui in un ambiente reso duro dalle condizioni naturali. Chi era fuori della Sippe, non aveva alcuno peso sociale. Essa aveva anche un significato religioso che accomunava un certo numero di individui. Occupava un ruolo predominante in tutte le saghe della letteratura nordica.
Presso i runici era innato il senso della proprietà. Questo si rifletteva moltissimo sui servi, che costituivano lo stato più popolato della struttura sociale. Questi appartenevano al signore, che poteva disporre della loro vita e di tutto quello che li riguardava. Spesso i servi si occupavano dell’educazione dei giovani.
La presenza di numerosi schiavi, il cui valore sociale era ancora più inferiore di quello dei servi, testimonia il fatto che la società vichinga aveva compiuto numerose conquiste e sottomesso altri popoli.
Vi erano poi i contadini liberi, la cui forza veniva data loro dalla proprietà che avevano. Essi potevano partecipare alle assemblee e votare.
In realtà la società runica si fonda sulla contrapposizione tra contadini ed aristocratici. Di questa situazione seppero approfittare alcuni signori che costituirono la monarchia.
Un ruolo importante nella società spettava ai militari, che non costituivano un esercito regolare, ma erano un gruppo di uomini che rispondevano alle esigenze sociali, economiche e religiose della propria comunità. Alla fine dell’epoca vichinga li troviamo come mercenari presso la corte di Bisanzio, in lotta contro i Sasanidi.
Vi era anche una classe sacerdotale che gestiva un fortissimo potere a livello di Sippe, presiedeva tutte le cerimonie e, spesso, controllava la maggior parte dei contratti.
La donna svolgeva un ruolo fondamentale. L’uomo spesso era in mare o in guerra, per cui era lei che comandava nella casa. Fedele, rimaneva all’interno della Sippe fino al giorno del matrimonio. Successivamente gestiva il controllo di tutte le attività domestiche. Inoltre, secondo un costume celtico, incitava l’uomo in battaglia, infondendo coraggio. Rimaneva separata dall’uomo durante le cerimonie religiose. Quando l’uomo invecchiava, si ritirava da tutte le attività e diventava dispensatore di saggezza, mentre era la donna che continuava a gestire il potere.
L’età dello svezzamento per la società era di circa 12 anni. Già a questa età l’uomo doveva pensare al suo futuro ed avere molti figli, perché costituivano mano d’opera per la sua casa. L’uomo aveva il potere di riconoscere il proprio figlio il giorno della nascita, mettendolo sulle ginocchia, altrimenti, se questi era deforme oppure era femmina, poteva scartarlo. Avevano comunque un peso maggiore i figli legittimi rispetto agli altri, anche perché era ad essi ed in particolare al primo che veniva lasciata tutta l’eredità familiare.


[1] periodo che va dal 711 al 1492 in cui avvenne la conquista dei regni moreschi musulmani di al-Andalus della Penisola iberica da parte dei cristiani.

Latino - Nuovo Comprendere e Tradurre 3 Es. n°7 pag 69


1) Il solo pensiero di furto non fa il ladro
2) Chi ignora che i Galli continuano a mantenersi fedeli ancora oggi all'orrenda e barbara consuetudine di immolare vittime umane?
3) come l'animo deve essere pronto e alacre per suscitare le guerre così molli e minimamente restistenti a sopportare le calamità le loro menti
4) Cesare punta verso la regione di Ambiorige per devastarla e far razzie.
5) La parsimonia è la conoscenza per evitare la spesa inutile o per usare moderatamente il patrimonio familiare.
6) A primavera mostra i frutti futuri e tuttavia il restante tempo venne destinato alla mietitura e alla raccolta
7) Sempronio partito da Pisa verso gli apuani liguri, devastando i campi e bruciando i loro villaggi, passò il passo fino al fiume Macra e al porto di Luna
8) La temperanza consiste nel trattenere i desideri del corpo
9) M. Antonio fu triumviro dello stato fondato
10) Nel cambiare il governo, i poveri tra i cittadini non cambiano nulla, tranne il nome del   padrone.
11) Cesare trattenne presso di sè due coorti per proteggere i cittadini
12) E’ mia intenzione fare qualcosa di nuovo
13) Il console fa in modo di placare gli dei e dilettarli
14) Due sono i generi di libertà, uno di dare beneficio, l'altro di renderlo.
15) Tanto fu repentino l'impeto dei nemici che era mancato il tempo di indossare gli elmi e di tratte l’armatura con gli scudi.
16) Anticamente le famiglie nobili aumentarono il patrimonio facendo commerci.
17) Grazie all'esercizio della memoria, la sera ricordo ciò che di giorno ho detto, sentito, fatto.
18) Cleopatra fuggì per salvarsi.
19) In Annibale vi era la speranza di impadronirsi della città
20) L'adolescenza è adatta di più a servirsi di queste cose


lunedì 12 marzo 2012

Latino - Nuovo comprendere e tradurre 3 - Esercizio n° 16 pag 57


1.      Tu non dirai nè farai niente contro la volontà di Minerva.
2.      Così sotto il comando di Pompeo il popolo romano sottomise tutta l'Asia.
3.      Per mia opera deridete e disprezzata tutti questi.
4.      Così sentiamo queste cose, sotto la guida della natura, senza alcuna ragione e dottrina.
5.       Sotto il generale Epaminonda, Pelopida fu comandante di un manipolo scelto.
6.  Cosa c'è di più lieve e turpe, per opera del nemico, prendere la decisione su le cose più importanti?
7. Nel 550 dalla fondazione di Roma, sotto i consoli Galba e Cotta, iniziò la guerra con il re Filippo.
8. Chiedo che a me la tua casa, te presente o assente, sia aperta.
9. Mantieni quello che hai promesso al dio!
10. A Roma per tre volte venne chiuso il tempio di Giano, la prima sotto il regno di Pompilio, la seconda terminata la prima guerra punica, la terza sotto l'imperatore Augusto.
11. Quello che ho fatto, fatta salva la mia convinzione, ho fatto.
12. Sotto i consoli Vulsone e Regolo venne portata guerra in Africa.

lunedì 5 marzo 2012

Italiano - Il poeta è come un paracadutista...


Il poeta deve essere come un paracadutista, che si lancia nel vuoto senza saper dove andrà, senza sapere quando tutto finirà, fregandosene degli altri: vuole cogliere l’attimo.
Cerca qualcosa che è nascosto nel suo lato interiore, che può liberare in un’esplosione di emozioni che dura qualche minuto, ma proprio perché dura poco ed è imprevedibile, sicuramente è preziosa.
Il poeta non si accontenta di stare con i piedi per terra, ma preferisce come il paracadutista stare con la testa fra le nuvole. Come un’aquila che, accarezzando il cielo, riesce a vedere ciò che a noi non è concesso, anche il poeta percepisce ciò che un comune mortale non è in grado di cogliere. E’ come se avesse un marcia in più, un altro senso per così dire: la capacità di far rivivere al prossimo le proprie storie, le proprie esperienze, le proprie emozioni con la semplicità di un foglio di carta bianco e una penna.
Se facciamo attenzione, anche il paracadutismo non richiede molte cose: a parte l’aereo, basta la tuta, il casco, gli appositi occhiali e il paracadute, che alla fin fine è semplicemente un grande telo di nylon.
Il poeta è uno spirito libero: non gli piace starsene chiuso in casa come un topo di biblioteca, ma vuole essere in continuo contatto con il mondo, con la gente magari del suo quartiere e sentire i profumi e i rumori della natura che lo circonda, proprio come il paracadutista che a centinaia di metri d’altezza sente la forza dell’aria elevata all'ennesima potenza, non è circondato da alcun oggetto tangibile, solo da un panorama mozzafiato.