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sabato 16 giugno 2012

Matematica - Nozioni base su Cabrì geometre


·         Come si crea un punto?
Avviato il programma “Cabrì Geometre II”, si accede alla seconda barra di funzionalità in alto e si tiene premuto il tasto sinistro del mouse sulla seconda casella a partire da sinistra selezionando poi “Punto”. Cliccando in una zona del piano apparirà un punto.

·         Come si crea una retta dato un punto appartenente ad essa?
Si tiene premuto il tasto sinistro del mouse sulla terza casella della seconda barra di funzionalità in alto, selezionando “Retta”.
In seguito si clicca sul punto col tasto sinistro del mouse e noteremo che spostandoci col mouse (senza tenere premuto) comincia a ruotare una linea. Una volta soddisfatti dell’inclinazione, clicchiamo e apparirà la retta.
·         Come si dà un nome ad un punto o ad una retta?
Si tiene premuto sulla penultima casella partendo da sinistra della seconda riga in alto.
Si seleziona così “Nomi”, si clicca sul punto/retta considerato/a e gli/le si dà un nome. Per spostare la posizione del nome, si punta su di esso e lo si trascina in un’altra zona del piano.
·         Come si nasconde un punto/retta?
Si clicca sull’ultima casella della solita barra selezionando “Mostra/Nascondi”.
Quindi si clicca sul punto/retta e in questo modo esso/a verrà nascosto. Per far riapparire si applica la stessa procedura.
·         Come si costruisce un segmento dato un suo estremo?
Dato un punto (futuro estremo del segmento), si clicca nella terza casella partendo da sinistra della stessa barra di funzionalità degli altri procedimenti. Si seleziona “Segmento”.
Quindi si clicca sul punto e si trascina il mouse, senza tener premuti pulsanti, fino a raggiungere la posizione desiderata in cui si clicca. In questa posizione c’è il secondo estremo.
Costruendo due segmenti con un estremo in comune non appartenenti alla stessa retta, si ottengono due segmenti consecutivi.
·         Come si costruiscono due segmenti adiacenti?
Data una retta r, su di essa si costruiscono tre punti (A, B e D). Tener premuto il tasto sinistro del mouse sulla terza casella partendo da sinistra e selezionare “Segmento”.
Si punta quindi in A e si costruisce il segmento AB, si punta in B e si costruisce i segmento BC.
·         Come si trova la misura di un angolo?(prendiamo in considerazione gli enti dell’es precedente)
Per trovare la misura dell’angolo ABC (C è un punto qualsiasi esterno alla retta r), si tiene premuto il tasto sinistro del mouse sulla terza casella partendo da destra e si seleziona “Misura dell’angolo”. Si clicca sull’estremo A, poi sul vertice, che in questo caso è B, ed infine su C.
Comparirà la misura in gradi dell’angolo convesso avente tali vertici.
·         Come si cancella?
Si tiene premuto sulla prima casella a sinistra e si seleziona “Puntatore”.
Si clicca così sull’ente da cancellare (esso comincerà a lampeggiare) e si preme “Canc” della tastiera.
Se si deve cancellare un insieme di enti, allora si può tener premuto il puntatore sul piano e ci si muove col mouse riquadrandoli tutti. A questo punto si preme “Canc”.

domenica 10 giugno 2012

Poesia - "Addio ai monti" in versi scritti da me


Addio  vi dico monti  che dai torrenti sorgete
perché probabilmente mai più mi rivedrete.
E’ difficile allontanarsi da voi,
sapendo che tra voi sono cresciuta.
Diversamente da chi  per fare fortuna  si allontanerà,
ma tornerebbe indietro sapendo che ricco ritornerà.
Giunto alle città vi si addentra triste e distratto
ma ricorda la terra del suo paese e rimane esterrefatto.
Gli giunge alla mente la sua futura dimora
in cui vivrà conclusa nella città la sua difficile avventura. 
Ma chi non sarebbe mai fuggito oltre le alture
rimane deluso avendo sognato in esse le sue cose future.
 Chi mai ha voluto andarsene dalla sua terra
vi lascia monti, e le sue ambizioni sotterra,
per incontrare estranei indesiderati
e  abbandonare tutti i piani fin’ora considerati.
Addio casa, che mi hai insegnato
a distinguere dei passi comuni il rumore
da quelli di chi aspettavo con timore.
Addio casa che mi avresti ospitato
se un giorno Renzo avessi sposato.
Addio Chiesa, dove cantavo le lodi al Signore
e un giorno forse si sarebbe realizzato il mio progetto d’amore.

Poesia - Commento di "Amai" (Umberto Saba)


Il titolo anticipa il contenuto del componimento: infatti il verbo “amare” viene coniugato nel titolo, così come nella prima e seconda strofa, al passato remoto, mentre nella terza è coniugato al presente. Non è essenziale per capire la poesia, ma di certo aiuta il lettore a comprenderne i contenuti.
I versi non presentano un complesso ordine sintattico, e perciò non c’è bisogno di scriverli in modo più comune; per quanto riguarda invece la parafrasi, essa non è necessaria per chi ha già letto opere dello stesso autore, mentre per uno studente può essere utile al fine di una maggiore comprensione.
Viene ripetuto il verbo “amare”, che poi è la parola-chiave, all’inizio di ogni strofa, e perciò si può parlare di un’assonanza.
Tra il primo e secondo verso, il secondo e terzo, sesto e settimo, settimo e ottavo, nono e decimo sono presenti degli enjambement. Il componimento conserva una propria musicalità data dalla presenza prevalente di suoni dolci.
Infine è presente l’assonanza tra le parole “fondo” e “gioco”.
La poesia è composta da dieci versi endecasillabi (a parte il terzo che è trisillabo) divisi in tre strofe: due quartine e un distico.
Non c’è rima né con l’ultima parola del primo verso (uno), né con l’ultima dell’ultimo verso (gioco), mentre il resto del componimento segue lo schema della rima baciata, in particolare la rima fiore-amore è definita da Saba la più antica e difficile del mondo.
Il lessico utilizzato è semplice, e proprio questo permette alla poesia di essere compresa anche da chi non ha una conoscenza ampia della lingua italiana: l’unica parola che può presentare difficoltà è “trite” che è sinonimo di “banali”.
Prevale la paratassi.
Le figure retoriche di ordine che si possono riscontrare, oltre all’assonanza già menzionata prima, l’iterazione della congiunzione “che” nella seconda strofa e l’asindeto nei primi tre versi della seconda strofa.
Nella prima strofa Saba apprezza quelle parole che con la loro semplicità riescono ad esprimere un messaggio difficile, ma definisce “antica” e “difficile” la rima fiore-amore perché molti poeti l’hanno utilizzata e quindi è complicato far assumere ad essa un significato nuovo ed originale.
Nella seconda strofa viene spiegato dove cercare la verità, cioè nella sofferenza e nel dolore perché spesso è coperta di finzioni. Secondo l’autore, il binomio “amore-dolore” è inscindibile.
Infine nella terza strofa dice di amare il lettore (te) e la poesia (la mia buona carta).
Lo stile del componimento è tipico di Saba: vengono usate come in “Il ritratto della mia bambina” e in “La capra” termini semplici e comuni affinché la poesia sia comprensibile a tutti. Se in “Il ritratto della mia bambina” l’autore descrive e ammira sua figlia, e in “La capra” apprezza la capra come creatura, in “Amai” esprime con parole sincere e dolci la sua poetica così semplice ma così profonda. 

venerdì 8 giugno 2012

Poesia - Commento di "Spesso il male di vivere" (Eugenio Montale)


Il titolo anticipa il contenuto del componimento: infatti viene ripreso all’inizio del primo  verso della prima strofa. E’ essenziale il titolo perché senza di esso sarebbe abbastanza complicato capire l’argomento della poesia.
L’ordine sintattico non è stravolto ed è molto vicino all’italiano, ma probabilmente la parafrasi è necessaria soprattutto per la seconda strofa.
Non vi sono parole  ripetute in più versi, a parte il verbo “era” nel secondo, terzo, quarto e settimo verso per i quali si può parlare di anafora.
Sono presenti degli enjambement tra terzo e quarto verso e tra il settimo e l’ottavo.
Le parole del componimento hanno soprattutto suoni duri come in “strozzato”, “gorgoglia” e “stramazzato”.
La poesia è composta da 8 versi endecasillabi (a parte il primo e l’ultimo) divisi in due quartine: nella prima la rima è invertita (A-B-B-A), mentre nella seconda c’è rima baciata solo tra “indifferenza” e “sonnolenza”.
Il lessico della maggior parte della poesia risulta semplice e comprensibile, escludendo parole come “rivo” (ruscello), “riarsa” (bruciata al Sole), “stramazzato” (sfinito per la fatica) e “meriggio” (pomeriggio).
Prevale la paratassi.
Oltre all’anafora già menzionata prima, c’è un’anastrofe nel primo e quinto verso, nell’ultimo invece c’è un’enumerazione tramite la congiunzione “che”.
Nella prima strofa Montale racconta di aver incontrato il dolore in natura in varie forme: nel ruscello che non scorre a causa di un ostacolo, nella foglia che si accartoccia e brucia alla luce del Sole, o nel cavallo che cade sfinito a terra.
Nella seconda strofa invece spiega la sua tesi: l’unica felicità possibile è il distacco assoluto dalla realtà e dalle sue angosce, come accade per una statua di pietra in un pomeriggio estivo, una nuvola lontana dal cielo o il falco irraggiungibile che vola verso l’alto.
Non conosco altre poesie dello stesso autore, quindi non sono in grado di esprimere un giudizio generale della sua poetica. Certo è che però il concetto di distacco dalla realtà di Eugenio Montale ricalca la filosofia buddhista secondo la quale per raggiungere la pace interiore è necessario allontanarsi dai beni materiali per perseguire i beni spirituali.